RECENSIONE LA QUESTIONE DI JEKILL E HYDE

recensione-jekill-e-hyde

presentazione antologia poetica

ACCADEMIA VITTORIO ALFIERI – FIRENZE

presso LA LIBRERIA DEL PORTO ANTICO – Palazzo Millo – Genova

sabato 27 settembre ore 18

presentazione del volume di versi

GENOVA E TANTO AMORE

Intervengono Dalmazio Masini, presidente dell’Accademia Alfieri

e gli autori dei testi poetici

 

Coordina Elena Zucchini, responsabile della Sezione Liguregenova

Ingresso libero

Letteriadi 2008

L’avevamo annunciato e ci piace pensare che siate tutti pronti ai blocchi di partenza per quelle che, con un po’ di presunzione, abbiamo denominato le Letteriadi 2008.

Trattasi di piccolo concorso letterario a scopo ludico, aperto urbis et orbis, a giudizio popolare.

I punti fermi sono:

1) una lunghezza di 5000 (cinquemila) battute (con tolleranza di massimo 200 battute in più, pena l’esclusione);

2) pubblicazione rigorosamente in forma anonima fino a votazione avvenuta;

3) un incipit obbligatorio partorito dalle sottoscritte (lo trovate cliccando http://lestoriedilauraetlory.splinder.com );

4) i racconti dovranno essere inviati entro e non oltre il 15 ottobre 2008.

5) possono votare TUTTI, autori e non.

La pubblicazione dei racconti avverrà rispettando l’ordine di arrivo ma, arrivati a quota otto racconti pubblicati, vi chiederemo di sceglierne quattro. Gli esclusi non saranno ripescati. I quattro prescelti andranno a scontrarsi con i successivi quattro (se ci saranno, e ci devono essere ) e via così (avete presente i mondiali di calcio no?).

Alla fine ci sarà un podio a quattro con un solo vincitore.

Tutte le Letteriadi avranno luogo su http://lestoriedilauraetlory.splinder.com  dove troverete l’incipit.

Il racconto vincitore verrà annunciato il 31 ottobre.

Tutti i racconti devono essere spediti a

falconeloredana@libero.it

FONTE: http://lauraetlory.splinder.com

Ali tarpate, Annamaria Tanzella

di Chiara Perseghin

A chi ha a che fare con il mondo della letteratura, a chi vuole scrivere, a chi non riesce a fare a meno di battere sui tasti del computer tutto ciò che gli viene in mente, sarà capitato di essere convinto di avere per le mani una storia incredibile. Quale? Ma è chiaro! La storia della nostra vita, o almeno di un periodo, che riteniamo perfetto per finire in un libro. Allora cominciamo a buttare giù qualche riga, qualche pagina, ma poi scopriamo che l’interesse non era poi così tanto, che la storia, tutto sommato, risulta pure un po’ banale… Insomma, alla fine rinunciamo.
Questo per fortuna non è il caso di “Ali tarpate”, libro d’esordio di Annamaria Tanzella. Non è scritto esplicitamente, ma leggendolo è chiaro che si tratta di un libro autobiografico. È la storia, ambientata nei primi del Novecento, di Clarissa, che vive nel meridione d’Italia. Sono i fatti che parlano, e ci narrano di un meridione convinto che la disgrazia economica sia sempre meritata, ma ci narrano anche del desiderio di rivalsa economica e sociale, specie nella donna. Ed è proprio Clarissa, alle prese con un padre autoritario, prima, e con un marito debole, poi, che deve sobbarcarsi il peso di tutto, tappare buchi, appianare difficoltà. Lo stesso comportamento l’aveva avuto anche la madre, ma Clarissa ha un carattere più forte, e il mutare dei tempi un po’ l’aiuta.
Il romanzo si affolla di storie e personaggi: Filippo, il fratello minore di Clarissa, e la sua storia d’amore con Celeste; Claudio, il fratello maggiore di Clarissa; Marianna, la figlia di Clarissa.
Probabilmente la narrazione un po’, mi si passi il termine, ampollosa, risente di letture e gusti letterari per gli autori del passato. A seconda dei gusti, potrà quindi essere considerato o un pregio o un difetto. Un difetto, almeno dal mio punto di vista, sono i commenti moralistici dell’autrice attraverso la voce narrante. Altra cosa: il voler spiegare alcune usanze dell’epoca, in modo scolastico, risulta pesante e inutile. Alcune cose non devono essere spiegate. Il lettore si sente trattato come uno scolaro che ascolta la lezione della maestra.
Nel complesso il libro è un atto d’accusa, un voler esplicitare le condizioni di vita della donna nel meridione di quegli anni: le “ali tarpate” appunto.

Cos’è la Poesia

Il titolo è volutamente provocatorio , qualche tempo fa nel mio blog http://tizianacurti.spaces.live.com ho postato questa domanda per vedere le risposte che avrebgbe potuto suscitare e per considerare quanto ancora sia viva e vitale la curiosità sull’argomento poesia . Il risultato è stato molto gratificante poi in fondo il vecchio detto “LA POESIA E’ MORTA ,VIVA LA POESIA ” del periodo futurista è ancora vero, la poesia è più che mai viva e vitale e suscita accamite discussioni, solo che adesso si sono spostate dai salotti letterari o dai caffè ,come era consuetudine dei primi decenni del secolo, alle comunità virtuali , non importa dove e come ma è importante che si parli di poesia . A seguito di ciò ho ritenuto interessante portare ad un più largo pubblico le risposte alla mia provocatoria domanda ,così ho riportato fedelmente ed integralmente sia le domande che le risposte arrivate sull’argomento omettendo solo gli indirizzi dei vari blog ,come si conviene nel rispetto della privacy .

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16 maggio
COS’E’ LA POESIA?
LA MIA AMICA GIOIA HA FATTO UNA STIMOLANTE E PROVOCATORIA DOMANDA CHE VI RIPORTO QUI SOTTO INSIEME ALLA MIA RISPOSTA DOPO DI CHE TOCCA A VOI LASCIARE I VOSTRI COMMENTI IN PROPOSITO

gioia
16 maggio 7.49
Nicola Gardini nel suo libro COME E’ FATTA LA POESIA? scrive:” Perché tra gli aspiranti violinisti a nessuno verrebbe in mente di fare a meno dell’istruzione musicale, mentre la maggior parte degli aspiranti poeti si butta irresponsabilmente sul foglio di carta senza alcuna nozione tecnica?” E VOI CHE COSA NE PENSATE? Ciao, Gioia

tiziana curti
16 maggio 15.36

Gioia che bella domanda molto stimolante , speriamo che si animi il dibattito , sai che io sono molto in sintonia con questa riflessione ,penso ache io nello stesso modo e credo che ci sia sempre più bisogno di saper usare le tecniche per ottenere della buona poesia , ci vuole anche la spontaneità e l’idea creativa certamente ma da sole nonh bastano . questa domanda è molto bella se non ti dispiace apro una discussione copiando questa nostra conversazione nel post blog e sentiamo cosa rispondono gli amici del web ciao
sbalzi-risponde
Irresponsabilmente…che parolone

Penso che la poesia oltre che dalla tecnica e dalla base culturale, nasca soprattutto dal cuore, dal cervello e dall’intimo “sentire”. La poesia è come la musica, trasmette emozioni. Come la pittura.
Jack Vettriano è un pittore senza basi accademiche, che si è fatto da sè, eppure trasmette molto con i suoi quadri…
Maila
16 maggio 16.41)Penso che una buona base culturale ed una certa conoscenza delle nozioni tecniche, sia indispensabile.
Ma, altresi’, ritengo che, se non esiste il cosiddetto ” Fuoco sacro “, quel qualcosa in piu’, che ogni vero poeta ha dentro di se’, non serva ne’ la tecnica, ne’ altro.
Un felicissimo fine settimana!
Bacioni.
Maila
tiziana curti
16 maggio 16.46
)vedo che la discussione si sta animando molto bene ! è molto stimolante sentire i diversi modi di vedere e di sentire , faccio presente che il brano citato è tratto da un libro che condsiglio vivamente di leggere
Iris
16 maggio 17.07
ciao Tiziana è da un bel pò che non ci sentiamo
domanda molto stimolante, sono daccordo con te , usare delle tecniche ……si , visto che conoscere non è mai abbastanza
ma se ricordo bene c e una licenza poetica, per cui il lessico , ecc per i poeti è libertà
ricordiamo i poeti del passato …… la poesia…….e
è uno stato d animo……quindi l espressione naturale….meravigliosa libera
di volare, come ogni animo sente dentro di se……. ben venga com è ….e solo un mio parere….
carmine valendino
16 maggio 17.32
Mi unisco anch’io… Ritengo che la poesia, spontanea e nata dalle emozioni individuali, possa essere scritta da chiunque, da tutti. Poi altro è la Poesia (questa volta con la P maiuscola): qui occorre impadronirsi di mezzi stilistici, tecnici, espressivi, che diano, attraverso l’ornato, il senso del del sublime, massima aspirazione d’ogni Poeta. Sono dell’idea che la Poesia sia ancora dono degli dèi, del divino Apollo… Bisogna leggere tantissimo e sottoporsi a un duro tirocinio letterario per arrivare a indipendenza e autonomia.
Si potrebbe aggiungere altro, ma non voglio fare la figura del vecchio trombone. Mi sembra comunque di avere espresso il mio pensiero. Aggiungo un’ultima annotazione: speriamo che ci sia tanta Poesia e comunque ben venga la spontanea scrittura di poesia (questa volta con la minuscola), è un segnale che ancora possa esistere…
Un altro argomento di riflessione e di dibattito potrebbe essere il seguente: oggi, nella nostra società dei consumi, è ancora possibile che la Poesia abbia da dire qualcosa a qualcuno? La Poesia serve ancora, o se ne possono officiare le esequie funebri?
Nonna-web
16 maggio 18.25
Come in tutte le cose, la virtù sta nel mezzo!
Cos’è la POESIA?
Non è certo sufficiente andare a capo prima che giunga il margine destro del foglio.
In ogni caso, leggendo, studiando, praticando, esercitandosi si rischia di copiare senza accorgersene.
D’altra parte solo IL FUOCO SACRO ai più non basta, rischiano di diventare ridicoli.

Poi vi sono dei meravigliosi extra terrestri ai quali è sufficiente avere orecchio, ma sono poche eccezioni.
Come Billie Holiday lo era nel canto, rendendo magiche le sue interpretazioni senza conoscere neanche una nota.
Chiara
16 maggio 18.30
Curiosa la distinzione tra poesia e Poesia. A quanto ho capito i parametri di classificazione sono riconducibili a sintassi, linguaggio più o meno ricercato, tecnica e vicinanza o meno al sublime… Si parla quindi di qualcosa “a priori”. Consapevole di rischiare un eccesso di relativismo artistico (definiamolo così), penso che questo dovrebbe dipendere dalla concezione, personale, dunque relativa, della poesia. Poesia può essere viaggio introspettivo, cura di sè; osservazione dell’altro da sè, denuncia ambientale; tentativo di evasione e molto altro. Non siamo più al tempo della letteratura elitaria e ritengo con convinzione che alcuni semplici versi, privi di figure di suono, regole stilistiche o altro, possano rappresentare per qualcuno, in un certo momento della propria vita, qualcosa di straordinario.
Sbalzi
16 maggio 18.40
Bèh, Carmine, basta guardare la grandezza dello scaffale che contiene la sezione poesia in libreria…
di solito si parla di 3 ripiani scarsi con 3 volumi di Gibran, 4 o 5 di Prevert e un paio della Merini, poi il nulla…
ELENA ZUCCHINI
17 maggio 1.20
)Io ricordo quando per imparare a scrivere ed avere dimestichezza con la penna ci facevano riempire pagine di righe, puntini e cerchietti, finchè la mano era tanto sicura da poter unire tutti quei pezzi e vergare lettere e poi sillabe e poi parole. Si passava successivamente ai pensierini e si cominciava a leggere piccole frasi magari illustrate da disegni. Poi c’erano i raccontini da riassumere e infine i temi in cui descrivere il nostro mondo per poi esprimere idee. Così succedeva che dalla righetta si imparava per fasi successive a illustrare il proprio pensiero. Così è la poesia, un lavoro, uno studio, una ricerca nell’ambito delle proprie emozioni per trovare il modo di trasmetterle agli altri con gli strumenti e le forme propri della poesia senza privarle della freschezza e la spontaneità da cui sono nate

carmine valendino
17 maggio 17.02
L’editoria è troppo legata al sistema del mercato, per questo la poesia resta attività di nicchia ed è per questo che sugli scaffali delle librerie ci sono pochi testi appartenenti a questa categoria espressiva. Comunque non bisogna demordere e continuare a scrivere. La mia distinzione tra Poesia e poesia non stava affatto ad indicare una differenza in termini di valutazione e di dignità: ciascuno è libero di dare a pensieri, riflessioni, idee, emozioni e sentimenti l’interpretazione che più ritiene di dover dare con le proprie parole, ma aggiungo che è sempre meglio impadronirsi di una tecnica e di uno stile, appunto per rendere ciò che si ha da comunicare secondo parametri diversi rispetto alla consueta comunicazione. La poesia ha bisogno dell’ornato (della retorica) per distinguersi dalle altre forme comunicative di scrittura. Ritengo – sempre in una relativa prospettiva tutta personale – che la poesia debba continuare ad adempiere ad una connotazione espressiva alta, a prescindere dai contenuti e dai temi.
ilaria
19 maggio 13.40
)in realtà posso dire di conoscere violinisti che si sono “buttati” sullo strumento… e da autodidatti lentamente hanno cominciato ad imparare e ad appassionarsi… dopodichè hanno integrato con lo studio… spesso chi scrive fa la stessa cosa…
gioia
18 maggio 9.03
(Non tutto quello che esce dalla penna è perfetto e pronto per essere letto da altri.I grandi poeti creano archivi di abbozzi e spesso buttano via. Come ha detto Andrea Zanzotto :”A buttare non si sbaglia mai.” CHE NE PENSATE?

ELENA ZUCCHINI
20 maggio 13.25
Non sono d’accordo con Ilaria, quando la passione scocca, fa scoccare il desiderio di apprendere per impossessarsi degli strumenti che possano permettere di dar sfogo alla passione stessa. Se la passione è autentica, non si può non avvertire il desiderio di imparare e conoscere e la scelta riguardante il modo di esprimersi è veramente LIBERA solo se c’è la conoscenza, senza la quale è solo la scelta obbligata di chi non sa, anzi, peggio, di chi non vuol sapere.

Intervista a Michele Nigro

Rivista «Nugae» – Intervista a Michele Nigro

Francesco Giubilei

nugae

Nugae è una rivista letteraria trimestrale interamente in bianco e nero, in formato A4. Ogni numero viene presentato da un editoriale di Michele Nigro. All’interno della rivista è possibile trovare racconti, poesie, interviste, saggi e recensioni presentate in una rubrica, “Controedicola”, in quarta di copertina (e da varie anteprime all’interno della rivista). Un prodotto di nicchia per vocazione, diffuso soprattutto on line anche grazie al blog curato dal direttore ( http://rivistanugae.blogspot.com ).



“Nugae”, cosa significa questo nome, perchè l’hai scelto, c’è qualche riferimento letterario?
Michele Nigro: Certo che c’è un riferimento letterario. Il termine nugae (si pronuncia nughe) in latino significa “sciocchezzuole”, “cose di poco conto” ed è in questo modo che alcuni grandi poeti, Catullo prima e Petrarca in seguito, definirono alcuni loro componimenti. Usarono tale termine non per sminuire le proprie opere ma per far capire al lettore che anche da scritti apparentemente leggeri e da rime frivole possono scaturire significati profondi e complessi. E chi legge la rivista “Nugae” lo sa benissimo! Anche se, devo dire, la “frivolezza” che ci caratterizzava all’inizio è ormai sfumata: la complessità e la ricchezza dei testi che attualmente giungono in redazione e che decidiamo di pubblicare non ci consente tali paragoni. Quindi posso dire che quello della nostra rivista è un titolo incoerente.

Quando è nata la rivista?
MN: La rivista è nata ufficiosamente nel 2003 in seno a un gruppo di lettura eterogeneo, nel senso che ognuno di noi aveva ed ha esigenze letterarie differenti: per fortuna, aggiungo. Queste differenze hanno causato, in seguito, l’allontanamento spontaneo di alcuni membri della redazione originaria e l’avvicinamento di altri preziosi autori e redattori. Si tratta di naturali turnover che si verificano in ogni gruppo dinamico. All’inizio ci si vedeva a casa di amici per leggere opere immortali di autori “famosi” diluiti con “scritti autografi” ovvero con alcuni nostri tentativi narrativi e poetici gettati nella mischia per ricevere pareri e critiche. L’idea di metterli sulla carta stampata è venuta dopo: i primi numeri erano praticamente dei semplici fogli piegati e senza pretese, distribuiti in stile massonico.

Parliamo di distribuzione che per le riviste letterarie è sempre un tasto dolente da affrontare: vi affidate ad un distributore oppure vi autogestite? Cosa rappresenta internet per “Nugae”?
MN: Hai perfettamente ragione: la distribuzione e l’editoria periodica in generale sono un terreno instabile. La storia c’insegna che in passato sono nate e morte numerose riviste nel giro di pochissimi numeri. Il fatto di aver resistito per 5 anni ci pone quasi automaticamente al di fuori di questa statistica negativa ma ciò non significa che la nostra vita editoriale sia oggi più facile. Una delle pecche più gravi della nostra rivista è proprio l’inesistente distribuzione attraverso i “grandi canali”: non ci siamo mai affidati ad un distributore ufficiale per vari motivi. Ma non è detto che non lo faremo. Ci muoviamo prevalentemente tramite spedizioni postali dirette ai nostri abbonati e ai simpatizzanti a cui mandiamo una copia omaggio per farci conoscere. In passato eravamo anche in alcune librerie ed edicole, ma abbiamo cambiato idea. Posso dire, senza temere errori, che “Nugae” è una rivista “di nicchia” (sia per contenuti che per scelte distributive) e ti dirò che la cosa non mi dispiace anche se ciò comporterà, forse, una minore probabilità di sopravvivenza. Non amiamo i colori sgargianti che attirano lettori e la quantità invadente che deriva dalla pressione capitalistica: preferiamo essere come “un’eterna eco moribonda destinata a vagare tra i pochi, prima di affidarsi definitivamente all’oblio”. Ti è piaciuta questa malinconica sfumatura quasi poetica inventata all’uopo dal sottoscritto? Internet?
“Nugae” è una rivista trimestrale cartacea ma non disdegna la complicità della modernità comunicativa. La Rete può essere una grande risorsa, se usata saggiamente: molti collaboratori ci contattano proprio attraverso il blog della rivista
http://rivistanugae.blogspot.com . Senza internet non avremmo mai avuto la possibilità di conoscere tanti autori degni di essere pubblicati. Ovviamente lo stesso filtro che usiamo per gli scritti che ci giungono tramite posta ordinaria, lo applichiamo anche per gli autori che navigano. La velocità e la facilità della comunicazione internautica, tuttavia, richiedono un’attenzione raddoppiata: non tutto ciò che arriva dalla Rete è oro!

Finora avete pubblicato due numeri tematici dedicati rispettivamente ai poeti della Beat Generation e a J.R.R.Tolkien; come mai questa scelta? Continuerete a proporre numeri tematici?
MN: I numeri tematici rappresentano, secondo me, il vero sale di una rivista letteraria. Mentre con i numeri “standard” proponiamo ai lettori di “Nugae” gli scritti (classici o sperimentali) dei vari autori (esordienti e non) che fanno capolino in redazione, con i numeri tematici riapriamo “porte autorevoli” su scenari letterari e su autori di comprovato successo: ammesso che la parola “successo” abbia un senso nell’ambito della vera e silenziosa ricerca letteraria. Praticamente e senza presunzione cerchiamo di occuparci di “storia” della letteratura: i generi letterari che hanno fatto storia e i loro protagonisti, questo c’interessa. Il numero sui Beat è nato da un reading di Lawrence Ferlinghetti e Jack Hirschman avvenuto a Salerno l’anno scorso; il recente numero su Tolkien è stato, invece, un sentito omaggio a uno dei padri del maltrattato genere fantasy, che molti pensano essere un genere letterario “per ragazzi”. Avrei intenzione, in qualità di direttore editoriale, di continuare a proporre e a lanciare non meno di due numeri tematici ogni anno (sui quattro numeri annuali previsti); ma cosa ci riserva il futuro, nessuno lo può dire. Posso anticipare, però, “la traccia” del prossimo numero a tema (il n.19 di fine anno): “H.P.Lovecraft e la letteratura dell’orrore”. Il bando è disponibile sul nostro blog.

“Nugae” ha un’impronta “molto classica”, design spartano, tutto in bianco e nero; anche l’impostazione degli articoli proposti ricorda le grandi riviste del Novecento. Come mai questa scelta?
MN: Dicendo questo ci fai un grande e sicuramente immeritato complimento. Potrei dire, tagliando la testa al toro, che il carattere spartano da te evidenziato è la conseguenza di un’esigenza puramente economica: meno fronzoli, meno spese. Ma sarei ingiusto verso me stesso e verso quella che gli esperti chiamano “linea editoriale”: in realtà continuerei ad adottare tali parametri, credo, anche se fossimo una rivista “capitalista”. La letteratura è parola, è testo: viviamo in un’epoca che celebra eccessivamente l’immagine e l’efficientismo iconografico in ogni settore. Chi ha voglia di leggere ed è alla ricerca di idee potrà farlo semplicemente puntando gli occhi sulla carta, qualunque essa sia: le immagini presenti in “Nugae” sono un “di più” che potrebbe tranquillamente scomparire senza alcun rimpianto. Le idee, gli stili, lo sperimentalismo, il messaggio: queste sono le cose che contano.

Allegato alla rivista c’è un inserto libero intitolato “ ‘A Chélleta ”: che cos’è? Ce lo presenti?
MN: Si tratta di una spassosissima e al tempo stesso colta gazzetta italo-napoletana ideata, curata e realizzata dallo scrittore napoletano Mario Visone che ricorda molto l’idea del mitico Vernacoliere toscano e che abbiamo l’onore di ospitare. L’antica lingua napoletana (guai a chiamarlo semplicemente dialetto) è ormai in via d’estinzione a causa di una certa omologazione editorial-televisiva: basta leggere alcune pagine de “‘A Chèlleta” per capirlo. Quasi nessuno più usa certi termini e certe espressioni meravigliose e colorite perché cambiano le persone, cambiano i linguaggi socio-economici, cambia la cultura di un luogo e la “diluizione” delle lingue locali è un fenomeno irreversibile: il progresso e l’evoluzione sociale non possono essere bloccati, è chiaro, ma perdere definitivamente le fonti etimologiche di questa lingua equivarrebbe a una catastrofe linguistica, culturale e storica. Questo tipo di pubblicazioni cercano appunto di tamponare tale estinzione. Sono un faro nella notte dell’omologazione.

Tempo fa mi accennavi a un progetto legato a “Nugae”, ce ne vuoi parlare? Inoltre, quali progetti hai per il futuro?
MN: Come scrisse Lorenzo il Magnifico: “…di doman non c’è certezza!” Di progetti in fase embrionale ce ne sono e ce ne saranno sempre: alcuni raggiungono l’epoca del parto in breve tempo, altri hanno gestazioni più lunghe e travagliate. Altri ancora si risolvono in aborti spontanei. Il “progetto” sarebbe quello di creare una serie di collane editoriali legate alle varie scritture incontrate durante questi 5 anni di pubblicazione periodica e legate quindi alla realtà letteraria della rivista che è anche l’organo ufficiale dell’Associazione culturale “Nugae” di Battipaglia (Sa).

In copertina compare la scritta “Edizioni Nugae”, pubblicate solo la rivista? Mai pensato di affiancare una casa editrice che pubblica libri?
MN: Continuando la risposta alla domanda precedente: la dicitura “Edizioni Nugae” è dovuta a un’esigenza burocratica dettata dalla registrazione della testata e al fatto che in qualità di associazione culturale avevamo in mente di diventare anche impresa editrice per andare, appunto, oltre la pubblicazione della rivista. Certo che abbiamo pensato di pubblicare anche libri! Ma come tu ben sai (sei uno degli ideatori della campagna contro l’editoria a pagamento) è fin troppo facile mettere su un’impresa editoriale chiedendo soldi agli autori. Lo fanno molti, troppi!
L’unica soluzione sarebbe l’unione di varie microrealtà editoriali capaci di gestire il rischio presente in un’avventura come questa della “casa editrice”. Per il momento preferisco avanzare con i miei piccoli strumenti economici senza essere costretto a chiedere a uno scrittore esordiente (è capitato a me in qualità di autore, anche se ovviamente ho rifiutato) di sborsare ben 7.000 euro per stampare il proprio libro. Senza la sicurezza di ricevere un vero editing e di una reale, accurata distribuzione/promozione. A questo punto è lecito chiedersi se iniziative come quella proposta sul sito “ilmiolibro.it” del Gruppo Editoriale L’Espresso non siano più oneste e trasparenti!


Nugae è una rivista letteraria indipendente: è da escludere l’apparentamento con un editore diverso da “Edizioni Nugae”?
MN: Nel difficile mondo dell’editoria nulla può essere escluso: sarebbe poco intelligente farlo. Ripeto: non ho nessun problema d’immagine nell’ammettere che la dicitura “Edizioni Nugae” è solo una dicitura “da statuto” e che svolge una funzione burocratica in sede amministrativa (tribunale, ecc.) e di copertina. Il carattere indipendente è da riferirsi al versante contenutistico, letterario, culturale, oserei dire ideologico. E quello non si tocca!Anzi, cavalcando l’onda della tua domanda ne approfitto per aggiungere che la rivista “Nugae” è una realtà esistente da 5 anni, che non sono molti se rapportati con la storia di altre gloriose riviste ma nemmeno pochi se paragonati alla vita effimera di altre pubblicazioni, come ricordavo all’inizio dell’intervista. Voglio dire, insomma, che un Editore eventualmente interessato ad un apparentamento troverebbe, oltre al “prodotto rivista” già presente, un pacchetto abbonati, una lista di contatti ben nutrita e disseminata su tutto il territorio nazionale e non solo, una piccola storia con esperienze editoriali proprie da non sottovalutare, una serie di idee tematiche già lanciate. Dal canto suo la rivista “Nugae” riceverebbe dal connubio nuova energia e nuova linfa vitale con cui potenziare il già esistente. Se il “mutualismo” esiste anche in editoria, allora sono il curatore di rivista che fa per voi!

Francesco Giubilei

http://historicailfoglioletterario.menstyle.it

Pubblicata originariamente su www.good-morning.it

iL MIRACOLO DELL’ESPRESSIONE POETICA intervista a DALMAZIO MASINI

 

Il miracolo dell’espressione poetica

intervista con

 

DALMAZIO MASINI

POETA,ATTORE AUTORE DI CANZONI

 

Il canto di questo poeta si alza limpido e puro sul panorama poetico moderno privo di vere novità ,quest’uomo che ha fatto dell’esprimersi in versi e rime una ragione di vita ,è una delle voci più nobili della cultura Italiana .

E’ nato a Firenze dove vive e opera. Tutte le sue poesie sono raccolte nel volume SETTIGNANO E DINTORNI stampato nel 1983 a cura dell’AccademiaVittorio Alfieri (la terza ristampa ampliata è del 2003) – Dal 1989 è presidente dell’Associazione Accademia Alfieri per la quale nel Gennaio dello stesso anno fondò e ancora dirige il periodico L’ALFIERE/Dolce StileEterno. Debuttò giovanissimo, come autore, nel mondo della canzone e atutt’oggi sono quasi 500 i suoi brani editi tra i quali il più noto I GIORNI DELL’ARCOBALENO , nell’interpretazione di Nicola Di Bari nel 1972 vinse ilFestival di Sanremo (altri premi prestigiosi; il Gatto d’argento di Sorisi ecanzoni nel 1971 e il San Valentino d’oro nel 1999) – Nel 1983, a Firenze,fu tra i fondatori del gruppo teatrale I GIOVANI ATTEMPATI per il quale nei15 anni di vita della compagnia fu attore e autore delle 5 commedie musicalimesse in scena. Poi nel 1997 fu chiamato a far parte del prestigioso GruppoTeatrale “Societas Raffaello Sanzio” come protagonista del loro GIULIOCESARE, opera di successo che fu portata nei maggiori teatri europei ed ebbe anche due tourene’e in America e due in Australia/Nuova Zelanda e rimase in scena sino alla primavera del 2003. Attualmente è tornato a vivere a tempo pieno la sua prima passione, la POESIA ed è fondatore del movimento IL DOLCE STILE ETERNO per una nuova poesia degli anni 2000 che recuperi tutte le più belle forme della poesia italiana di tutti i tempi. Autore di molti sonetti a lui si deve l’invenzione della forma RONDO’ ITALIANO (le quartine incatenate ). Sempre alla ricerca di innovazioni stilistiche ricodiamo anche il suo “sonetto speculare”.

Un uomo fuori del comune anche perchè alla fine degli anni ’90 un tumore alla laringe lo costringe ad un’operazione che lo priva per sempre delle corde vocali ,ma la sua tenacia, il suo temperamento che non si arrende mai nemmeno difronte a questa beffa atroce del destino ,lo aiutano a superare questo handicap e a ricostruirsi una” voce “ particolare dal caratteristico timbro con la quale come detto nel curriculum reciterà con la compagnia “Societas Raffaello Sanzio”l’impegnativo ruolo di Antonio nel cast del “Giulio Cesare”

Un poeta puro che non si è piegato ai facili clientelismi ,che non ha accettato facili alleanze per emergere ,dalle idee chiare e impegnative . Nel corso di un recente incontro gli ho rivolto alcune domande per meglio conoscerlo incuriosita da questa sua vita particolare e lui gentilmente come sempre ha accettato di rispondermi:

Quando comincia il tuo amore per la letteratura?>

1 – Non saprei dire. Già a 4 anni imparavo a memoria le filastrocche dei libretti che mia madre mi leggeva. In seguito fui accanito lettore di giornalini e riviste per adolescenti. Partecipavo a concorsi e pubblicai qualche testo già all’epoca delle Scuole Medie.

 

> sei stato a contatto anche con il mondo della musica ce ne vuoi parlare? > hai anche fatto esperienze teatrali? >

2 – Nel 1959, quando avevo 20 anni vinsi un concorso indetto da un settimanale della Mondadori e uscì la mia prima canzone, “Uscita da un quadro di Modigliani”, che ebbe 3 o 4 versioni discografiche tra le quali quella di Achille Togliani che fu presente in parecchi programmi radiofonici e televisivi. Quell’anno mi iscrissi anche alla SIAE: pertanto considero proprio il 1959 l’inizio della mia carriera professionale come autore di canzoni che mi ha visto attivo sino a 5 o 6 anni fa. In questi più di 40 anni di attività ho pubblicato circa 450 canzoni tra le quali la più famosa, “I Giorni dell’Arcobaleno”, cantata da Nicola Di Bari, vinse il Festival di Sanremo del 1972.

Sono stato impegnato in operazioni teatrali a vario livello. Nel 1983 fui uno dei fondatori del Gruppo Teatrale “I Giovani Attempati”, compagnia amatoriale fiorentina che ebbe un certo successo e nella quale ebbi il doppio ruolo di interprete e autore di tutte le 5 commedie musicali messe in scena fino al 1996, anno in cui il gruppo si sciolse. Poi dal 1997 al 2003 fui chiamato a far parte del prestigioso cast del “Giulio Cesare” messo in scena dalla “Societas Raffaello Sanzio” e con questo, nel ruolo di “Antonio” per la regia di Romeo Castellucci, ho calcato i palcoscenici dei più importanti teatri di mezzo mondo.

Quando e perché è nata l´esperienza della rivista l’Alfiere?>

> Che cos´è cambiato dal 1985 a oggi nella rivista? Quali sono le novità introdotte i cambiamenti in corso d´opera?>

Nel 1983 fui invitato a partecipare, come socio fondatore, alla costituzione dell’Associazione “Accademia Vittorio Alfieri”, della quale nel 1989 fui chiamato alla presidenza, e fu allora che fondai il periodico L’Alfiere, allora di 8 pagine e oggi, con l’inserimento dell’inserto “Il Dolce Stile Eterno” pervenuto alle 16 pagine..

 

> Come giudichi questi VENTICINQUE anni di attività?>

5 – Anche se l’Associazione fu fondata nel 1983, e quindi anagraficamente ha 25 anni di vita, in realtà la sua crescita è iniziata dopo il 1988. E’ sicuramente difficile pilotare oggi un’associazione di poeti quando si ha il coraggio di rifiutare la “cattiva poesia” che imperversa in ogni luogo. Per questo il nostro gruppo è composto da circa 190 e non da 500 persone.

 

> Organizzate anche deilaboratori di scrittura ed avete tante attività anche in altre città oltre a Firenze , ce ne vuoi parlare?>

6 – Abbiamo una sede operativa molto attiva a Genova e due punti di incontro fissi al di fuori della sede fiorentina: Rimini, ove organizziamo da più di 10 anni un raduno nazionale di una settimana a fine Luglio e Abbadia San Salvatore, in provincia di Siena, dove animiamo ogni anno due incontri nazionali rispettivamente di 3 – 4 giorni a inizio Giugno e di 2 giorni a metà Ottobre. Questo nell’intento di offrire ai soci più vaste e differenziate platee.

> Che cos´è il convegno di poesia per la riviera adriatica e quando si svolge?>

Da oltre 10 anni è consuetudine della nostra Associazione organizzare, nell’ultima settimana di Luglio, un incontro nazionale dei soci all’Hotel Ivano di Rimini-Rivabella nel corso del quale si unisce l’utile di una serie di scambi di opinioni artistiche al dilettevole di ore di relax su una delle più belle spiagge adriatiche. Poi a metà vacanza, nel pomeriggio del mercoledì, in collaborazione con l’Università per la Terza Età e col patrocinio dell’Unione Albergatori di Rimini abbiamo a disposizione il Salone del Museo Civico per organizzare un Recital con le nostre poesie.

 

 

> cosa offrite agli scrittori esordienti? >

Ai poeti esordienti noi intendiamo offrire diversificati punti in cui esibirsi, la possibilità di pubblicare sul nostro giornale, ma più che altro la possibilità di frequentare gratuitamente i nostri Laboratori di Poesia, fissi e itineranti. Attualmente il Laboratorio a cadenza più regolare è quello che teniamo ogni giovedì pomeriggio a Firenze, presso Il Centro Socio-culturale Il Fuligno, Via Faenza, 52 che Mario Macioce dirige da oltre 10 anni con indubbia capacità. Da 3 anni abbiamo iniziato una attività laboratoristica anche a Genova, con incontri mensili presso la Stanza Della Poesia di Palazzo Ducale, a cura di Elena Zucchini.

> esiste una casa editrice accanto alla rivista?>

No, non siamo editori. Pubblichiamo solo il trimestrale L’Alfiere/Dolce Stile Eterno e una antologia annua di una sessantina di pagine con le nuove poesie dei soci.

 

> Che cosa pensi della situazione del mercato letterario italiano?>

  • Il mondo letterario italiano mi sembra generalmente ancora sano e molta gente continua a leggere volentieri romanzi e saggi di ogni genere. L’eccezione è il mercato della Poesia dove le troppe persone che si autodefiniscono poeti e che stampano, a loro spese, anche più di un libro all’anno di pessima qualità, hanno creato una terribile confusione nei possibili lettori che non sapendo come districarsi preferiscono ignorare questo genere letterario. Credo comunque che l’origine di questa anomalia sia più a monte e da ricercarsi nella “cattiva lezione del novecento” che troppo spesso ha teso a confondere i due generi (intendo Poesie e Prosa) disorientando i lettori più volenterosi e nel contempo facendo credere a tutti coloro che possiedono un quaderno, una penna e il denaro per pagarsi la stampa di 200 libretti in tipografia di potersi definire poeti solo spezzettando le righe di banalissimi pensieri.

  • L’incontro con DalmazioMasini è concluso però ci ha lasciato oltre alla sensazione di grande forza d’animo e di solarità, per ricordo di questo piacevole incontro una sua poesia che dedico a tutti voi come messaggio di speranza e di forza.

IL PREZZO

 

Volevo l’onda calma e la tempesta

Il vino e l’acqua, il cielo e l’arenile,

gli alberi, enormi re della foresta

e le tenere erbette dell’aprile.

 

In cambio avrei donato solo file

di versi da cantare ogni momento,

certo d’essere il capro dell’ovile,

quello che solo vale più di cento.

 

E più che avevo e meno ero contento

negli anni accesi dell’età più forte,

quando ambizioso come un monumento

sognai perfin di vincere la morte

 

Ora che ho spalancato le mie porte

a una realtà che mai volli vedere

neppure un’ombra siede alla mia corte,

e nessun verso nasce al mio cantiere

 

Niente sono riuscito a trattenere

sprecando ad una ad una ogni occasione

per declinare sempre il verbo avere

e recitar la parte del leone.

 

 

Oggi mi basterebbe l’emozione

di un fresco bacio a risvegliarmi in festa

e in cambio di quest’ultima illusione

darei tutta la vita che mi resta.

 

DALMAZIO MASINI

 

 

a breve l’emittente online radioblablanetwork.net trasmetterà uno spazio dedicato al poeta DALMAZIO MASINI nella fascia oraria 08,30-14-18

sulla stessa emittente potrete ascoltare altri interventi di poeti soci dellAccademia Alfieri eno, durante la trasmissione del programma condotto da Tiziana Curti VETRINE D’AUTORE

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