Il mistero

Senta, la situazione ci sta sfuggendo di mano è assolutamente necessario un suo intervento – disse l’uomo allarmato al telefono.

- Va bene, vedrò di arrivare quanto prima, sa sono le 6 di mattina e non guido. Arrivederci.

Così terminò quella chiamata brusca e imprevista che lo fece letteralmente sobbalzare nel letto.

Era una splendida fine giugno e la città gremita di turisti ne faceva sicuramente il periodo più propizio per la mostra che si sarebbe inaugurata da lì a poco.

Perciò doveva fare in fretta e questo gli accresceva quell’ansia congenita che era sempre riuscito efficientemente a dissimulare in pubblico.

Nel rituale mattinale, quindi per fretta e sgomento, mancò di fare colazione; era una situazione di emergenza, si disse.

Indossò la sua consueta camicia bianca, un abito scuro e leggero, si diede un’ultima occhiata allo specchio sistemandosi la bombetta e infine uscì.

Il direttore e i suoi collaboratori non l’avevano mai visto prima. Gli era stato raccomandato come persona affidabile e discreta, quello che ci voleva: la diffusione di una notizia tale avrebbe affondato il prestigio del museo in un oceano di ilarità, oltre all’ingente danno economico che oramai sembrava inevitabile.

- Salve, lei è il direttore?

- Sì, sono io, lei è…

- Esatto, sono qui per quella questione.

- Bene, mi segua è stato portato nell’ala XX° secolo temporaneamente chiusa al pubblico.

Alla vista del dipinto non potè che farsi scivolare la bombetta dal capo per lo stupore. La colomba sovrapposta al viso era effettivamente scomparsa dalla tela come gli avevano detto al telefono. Roba da matti.

Fortunatamente durante il percorso per raggiungere il museo aveva pensato, senza convinzione per la verità, di chiamare un suo collega della scientifica esperto nel campo. Non si sa mai. E ora sperava che fosse là a sollevarlo dall’incombenza di dover dire qualcosa di brillante in merito all’accaduto. Pur non essendoci segni di effrazione farfugliò delle mezze frasi su un probabile furto dell’opera, sostituita prontamente dalla burla di un ladro che voleva probabilmente farsi gioco dell’eccessiva fiducia nelle misure di sicurezza. Così ascoltando le sue stesse parole si era un pò rasserenato, come se la sottrazione di una delle più importanti opere di tutti i tempi fosse il minore dei mali in quel momento. Se non riusciva a salvare il volto del dipinto, almeno doveva provare a salvare la sua faccia.

Tuttavia, come dimostrò il suo collega dopo giorni di analisi con avanzate attrezzature di un’equipe di noti specialisti, quell’opera senza colomba non solo era autentica, ma risultò come se fosse stata dipinta tale e quale la si vedeva. E ora sembrava un quadro estremamente ordinario, certamente non degno di risiedere in un museo. Un bel mistero.

Ormai la cerimonia d’inaugurazione era alle porte, tutti i preparativi procedevano frenetici e il direttore sconvolto indugiava ad avvertire le autorità.

L’uomo con la bombetta passeggiava da ore, trasandato, nel parco accanto al museo dove ormai sembrava soggiornasse dalla mattina in cui gli telefonarono.

Si sedette alla fine della giornata stremato su una panchina mescolando ossessivamente ancora una volta ogni supposizione, ma non ne veniva nulla che avesse una parvenza di verosimiglianza.

D’un tratto ebbe l’illuminazione che cercava.

- Eureka!

il cuore gli batteva forte e scomposto. Ma non fece in tempo a chiamare per rivelare la soluzione geniale a cui era faticosamente giunto.

La mostra aprì finalmente i battenti e stabilì un nuovo record di affluenza per un evento culturale. Il direttore ne fu entusiasta.

E dell’uomo con la bombetta non se ne seppe più nulla negli anni a venire.

Lascia un commento